La fraternità come principio relazionale giuridico e politico

Convegno Internazionale – Istituto Universitario Sophia, 11-12-13 marzo 2013

Panoramica

Dal vivo
Interviste

L’interesse per il tema della fraternità, intesa non come relazione parentale o come legame interno ad una comunità, ma come principio di pensiero e di azione nello spazio pubblico, è cresciuto grandemente negli ultimi anni a livello internazionale, come testimoniano le numerose recenti pubblicazioni che se ne occupano.
Il Seminario sul principio di fraternità costituisce una occasione di incontro e di approfondimento prima di tutto per gli studiosi che già hanno affrontato il tema della fraternità. Gli studenti e il pubblico interessato potranno assistere ai lavori, previa iscrizione.

Studi sulla fraternità:
Studi sulla fraternità - Italiano Studies on fraternity - English Etudes sur la fraternité - Français Estudios sobre fraternidad - Español Estudos sobre a fraternidade - Português

Le aree disciplinari del programma sono:

  • Filosofia e culture della fraternità
  • Democrazia e partecipazione
  • Amicizia, fraternità, comunità: concetti e pratiche nelle relazioni internazionali
  • Fraternità, scienza del diritto, giustizia: una prospettiva relazionale
  • Fraternità e Costituzioni

Descrizione aree tematiche:
Aree tematiche del seminario - approfondimento in italiano Topics - English Domaines thématiques - Français Áreas temáticas - Español Áreas temáticas - Português
Il Seminario è promosso da:

Comitato Scientifico

Il comitato scientifico del Seminario e composto da:

  • Antonio Maria Baggio (Istituto Universitario Sophia)
  • Adriana Cosseddu (Università di Sassari)
  • Luca Fazzi (Università di Trento)
  • Pasquale Ferrara (Luiss e Istituto Universitario Sophia)
  • Viliam Karas (Università di Trnava, Slovacchia)
  • Gennaro Iorio (Università del Salento)
  • Roberto Mancini (Università degli studi di Macerata)
  • Antonio Márquez Prieto (Università di Málaga)
  • Rocco Pezzimenti (Lumsa, Roma)
  • Filippo Pizzolato (Università di Milano-Bicocca)
  • Franco Riva (Università Cattolica di Milano)
  • Robert Roche-Olivar (Università di Barcelona)
  • Daniela Ropelato (Istituto Universitario Sophia e Pont. Università S.Tommaso)
  • Ilenia Massa Pinto (Università degli Studi di Torino)
  • Martin Nkafu (Pontificia Università Lateranense)

Come partecipare

È possibile partecipare sia come relatori che come uditori, attraverso la compilazione della scheda di iscrizione.

CALL FOR PAPER

Per proporre un paper:

  • Le richieste (scheda presentazione abstract) devono arrivare agli organizzatori entro il 15 ottobre 2012; l’abstract può essere presentato in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e deve contenere fino a 300 parole (eventuale bibliografia non rientra nel conteggio).
  • Entro il 15 novembre 2012 il Comitato scientifico darà risposta alle richieste.
  • Gli autori degli abstracts ammessi faranno pervenire i testi completi entro il 15 febbraio 2013.

Termine ultimo per le iscrizioni dei relatori e degli uditori: 20 febbraio 2013 (scheda iscrizione).

DOWNLOAD DOCUMENTI

Il Seminario avrà luogo dall’11 al 13 marzo 2013, presso l’Istituto Universitario Sophia, che ha sede nella Cittadella Internazionale di Loppiano, sull’altipiano sovrastante l’abitato di Incisa in Val d’Arno, a 24 km dalla città di Firenze.

È facilmente raggiungibile dalla rete autostradale A1 Firenze-Roma (a 4 Km dal casello Incisa-Reggello) e ferroviaria (a 3 e 9 Km dalle stazioni di Incisa e Figline Valdarno). L’aeroporto di Firenze Peretola è a 38 km di distanza.

  • Aeroporto di Firenze – Incisa in Val d’Arno
    L’aeroporto di Firenze dista circa 5 km dal centro ed è ben collegato con taxi, navette ed autobus.  Le tariffe dei taxi dall’aeroporto verso il centro storico di Firenze sono di circa 15 – 20 €. Lo Shuttle Bus collega l’aeroporto con la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella con una tariffa di 3,00 – 4,00 € a persona. Dalla Stazione Ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella è possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Incisa in Val d’Arno con un treno regionale al costo di 3,70 € (per consultare orari di partenza e di arrivo: www.trenitalia.com).
  • Aeroporto di Pisa – Incisa in Val d’Arno
    Dall’Aeroporto di Pisa G. Galilei è possibile raggiungere Firenze S.M.N. sia con un autobus (www.terravision.eu) al costo di 6,00 €, sia in treno (per gli orari consultare il sito www.trenitalia.com) al costo di 7,10 €. Dalla Stazione Ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella è possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Incisa in Val d’Arno con un treno regionale al costo di 3,70 € (per consultare orari di partenza e di arrivo: www.trenitalia.com).
  • Aeroporto di Roma Fiumicino – Incisa in Val d’Arno
    Dall’Aeroporto di Roma Fiumicino si può raggiungere in treno la stazione ferroviaria di Roma Termini al costo di 14 €  ( per gli orari consultare il sito www.trenitalia.com), da Roma Termini è possibile raggiungere, con un treno ad alta velocità, la stazione ferroviaria di Firenze S. M. N. Dalla Stazione Ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella è possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Incisa in Val d’Arno con un treno regionale al costo di 3,70 € (per consultare orari di partenza e di arrivo: www.trenitalia.com). In alternativa è possibile raggiungere direttamente la stazione ferroviaria di Incisa in Val d’Arno partendo dalla stazione ferroviaria di Roma Termini (per consultare orari di partenza e di arrivo: www.trenitalia.com).

Dal vivo

Panoramica
Interviste

Presentazione di Loppiano e dell’IUSophia

Saluto del Dott. Casprini e della Prof.ssa Povilus

Incominciano i lavori del seminario sulla fraternità come principio relazionale giuridico e politico nella cittadella di Loppiano. La cittadella luogo di sperimentazione, di relazione, di applicazione concreta del concetto di fraternità universale fu fondata nel 1964. E’ un luogo di cooperazione tra persone di diversa età nazionalità e estrazione sociale, di studio e di lavoro. E’ inoltre sede del Istituto Universitario Sophia che promuove il seminario che apre con il saluto del Prof. Casprini. Il prof. ha sottolineato l’importanza dell’approfondimento del concetto di fraternità come paradigma socio-culturale e politico. La fraternità studiata e concettualizzata può diventare la possibile via di uscita alla crisi europea.
Segue il saluto della vice-preside Judith Povilus che sottolinea il metodo innovativo di Sophia che  coniuga vita e studio.

Introduzione del Prof. Antonio Maria Baggio

A seguire il prof. Antonio Maria Baggio che ha introdotto i lavori, presentando il percorso storico di diversi e paralleli gruppi di studio presenti (Spagna, Italia, alcuni paesi di Latinoamerica e di Africa)  e che qui trovano il luogo naturale di condivisione delle conoscenze acquisite affinchè si possa alzare il livello scientifico degli studi attraverso la ricerca comune. L’auspicio è che in clima di fiducia e di ascolto, di dialogicità e di rispetto, e attraverso un uso rigoroso e scientifico delle definizioni, si possa raggiungere un progresso considerevole nello studio della fraternità.

Inizio

Fraternità e politica internazionale

Si può dire che esiste un’identità collettiva? Se sì, tale identità potrebbe essere considerata come un principio di comune appartenenza che precede la differenziazione nelle diverse culture? Oppure il senso di identità, seppur collettiva, crea solo legami interni attraverso confini esterni?

Risposta del Prof. Pasquale Ferrara: Dovremmo aprire dei canali di partecipazione concrete, moltii passi sono stati dati; per essempio le iniziative di elminiazione delle mine antiuomo. C’èe la possibilita di incidere e di cambiare la agenda internazionale. La lotta contro il terrorismo è stato messo a primo posto nella agenda internazionale, ma gli altri problemi? A livello di organizazioni civile la movilizazione serva non alla illusion di poter decider perche non sarebbe realistic, serve pero a cambiare o a sugerire una diversa agenda delle priorità.

A livello della fraternità universale come questa può aiutare inserendosi in modo giuridico nelle istituzioni internazionale?

Risposta del Prof. Theodoro Loko:  Oggi nel mondo si criticano gli interventi e l’agire delle NU ma si dimentica che le Nazioni Unite sono composte da stati che decidono che questi interventi sono consoni ai loro interesse. Come inserire la fraternità? Ci sono teorie che hanno deluso come quella ad esempio della pace democratica, a che livello dobbiamo portare la politica? Si tratta di rivedere il concetto di interesse nazionale, il quale non deve essere deciso dai governi, ma di tutti gli autori pubblici che in materia devono avere parola. In pratica la politica estera non deve essere decisa soltanto dai governi.

Quanto sono prese in considerazione, dalle organizzazioni internazionali, e che peso hanno nella governance globale, le iniziative che potremmo definire fraterne o promotrici della pace avanzate dai movimenti sociali internazionali?

Risposta del Prof. Psquale Ferrara: I movimenti internazionali sociale e le ONG devono essere canali di partecipazione concreta; si è visto nella storia che hanno possibilità di influire sulla agenda internazionale e cambiare le priorità. La mobilitazione non serve a costringere a decidere ma serve a suggerire e consigliare una diversa agenda internazionale.

Inizio

Fraternità e democrazia intelligente

Quale fondamento comune può creare un gruppo definibile fraterno quando il fondamento comune è l’interesse personale o la provenienza valoriale è diversa?

Risposta del Prof. Paolo Giusta: Il conflitto è tipico dell’intelligenza collettiva. Un indicatore della fraternità può essere riscontrato quando un gruppo riesce a passare attraverso il conflitto senza disgregarsi. Occorre spogliarsi di sé per favorire il dialogo, spogliarsi dei preconcetti e dei propri presupposti.

L’educazione per tutti è uno degli obiettivi delle Nazione Unite, ma in realtà l’educazione è ancora molto frammentata e troppo tecnica; come si mettono insieme specializzazione e umanesimo integrale?

Risposta del Prof. Giuseppe Milan: L’educazione è un capitale invisibile, un tesoro di ricchezza. La crisi odierna prima che economica è culturale. Proliferano i mezzi, i media di strumenti ma c’è precarietà pedagogica. Si crea un circolo vizioso per cui dimentichiamo i fini sottolineando i mezzi e le persone si trasformano in strumenti ad uso dei mezzi. Occorre sempre interpellarsi su chi siamo e sulla ricchezza che risiede nelle persone.

Come trattare da un punto di vista fraterno, temi conflittuali?

Risposta del Prof. Giuseppe Milan: Al di là del contenuto di una comunicazione è importante la relazione che non è solo accoglimento dell’altro ma anche lotta positiva e costruttiva come luogo delle differenze nel quale non si è vincitori o perdenti ma convincenti, perché si vince insieme.

Come mettere in pratica un patto intellettuale in un sistema politico dove i partecipanti non sono d’accordo sul bene comune, e provengono da partiti diversi con proposte divergenti, oltre a non aver familiarità con il concetto di fraternità?

Il desiderio e la necessita di fare qualcosa insieme è il punto che motiva un patto. Che cosa genera il patto? Un patto intellettuale sarebbe stabilito attraverso un accordo rivelato, tra due singoli, generando non solo degli obblighi. Questo è il punto fondamentale in questa spiegazione, ma anche genera un identità collettiva. Dentro del patto, le regole, principi, tutto insieme, è possibile arrivare ad un punto comune, ma non si può lasciare accanto la diversità, l’opinione dell’altro.

Inizio

Fraternità e politiche sociali

Qual è il ruolo della memoria nei processi riconciliativi tra reo e vittima, e di giustizia transizionale? Come si equilibra la necessità del dimenticare con l’importanza che i crimini subiti non vengono dimenticati?

Risposta del Prof. Fabio Rossi: Quando bisogna ricostruire una società ci si trova davanti a un bivio: processare i responsabili cercando vendetta o cercare qualcosa di nuovo. Bisogna mantenere memoria di ciò che serve a ricostruire la società, dimenticare può far perdere forza propulsiva per rinsaldare i legami sociale. Cercare la verità significa svelarla a tutto tondo da entrambe le parti.

Quais as pistas para erradicação do tráfico humano e do trabalho escravo que podem iluminar ao texto base da campanha da fraternidade 2014?

Risposta del Prof. Marco Antônio Villatore: A Campanha da Fraternidade, da Igreja Católica do Brasil, traz assuntos de importâncias relevantes para a sociedade. O tema sobre o tráfico humano em 2014 deve discutir as diversas dimensões do tráfico de pessoas e trabalho escravo: tráfico de órgãos, tráfico sexual, adoção ilegal trabalho desumano e forçado.
A Campanha da Fraternidade não pode ser confundida como Campanha da solidariedade, porque entre os termos Fraternidade e Solidariedade existem elementos diferentes, ainda que com pontos semelhantes.

Dibattito sul ruolo del rapporto tra giustizia e società.

Il diritto penale fallisce quando non riesce a reinserire la giustizia nella società, vanno mantenute integre le relazioni tra rei e vittime anche nei casi di crimini gravi. Una relazione giusta è possibile quando la giustizia oltre che distributiva punta alla dignità di ciascun uomo, a ricomporre la socialità ferita e a recuperare la memoria quando questa aiuta a costruire una base comune tra le parti. La giustizia amministrata è diventata è diventata troppo tecnica perdendo l’obiettivo della verità della relazione e dell’educazione. I percorsi riabilitativi devono servire ad integrare nella società le parti solitamente marginalizzate e non servire solo come scuola mestieri.

Inizio

Fraternità e temi transnazionali

Come si può rendere universale la punibilità dell’omissione di soccorso?

Risposta dal Prof. Angelo Mattioni: Ci vuole uno strumento civile adatto a perseguire il bene comune; ovvero una struttura istituzionale idonea poiché c’è stretta relazione tra bene comune e strutture istituzionale.

Se si introduce il concetto di fraternità in carte costituzionale, come quella del Quebec non si passa dal piano de i diritti civili a quello dei  diritti umani?

Risposta dal Prof. Angelo Mattioni: Il concetto di fraternità si trova anche dove non è direttamente citato, nella misura in cui si parla di beni che lo richiamano. Per fare un esempio: il concetto di dignità non è espressamente citato nella costituzione italiana ma è salvaguardato laddove si parla di inviolabilità.

Parlare di beni comuni non rischia di escludere la naturalità dei beni?

Risposta dal Prof. Ciro Amato: Sì, c’è il rischio. La distinzione tra beni comuni e beni fondamentali vuole essere una traccia. Il rischio è quello di una dittatura della maggioranza e che il legislatore si appropri dei beni costitutivi. Bisogna fondare, nella dignità della persona, il diritto al bene.

Si può configurare la mancanza di omissione di soccorso, a livello giuridico, come un caso di fraternità mancata?

Risposta dal Prof. Sergio Barbaro: Negli Stati Uniti ci sono numerose pubblicazioni che rilevano la necessità di una riflessione profonda sullo stato giuridico dell’omissione di soccorso. Ad oggi, la legislazione non è molto precisa; in Canada si parla di carità civile. Oppure in Quebec c’è il dovere di assistenza interpretato, da alcuni giuristi, come un possibile dovere di fraternità.

Inizio

Fraternità, democrazia e partecipazione

Potrebbe basarsi l’uguaglianza di genere sui diritti umani e non sulla cittadinanza per garantirne il rispetto? (La cittadinanza infatti è legata ad un ordinamento giuridico particolare, i diritti umani sono universalmente riconosciuti)

Risposta della Prof.ssa Daniela Ropelato: Vi è in effetti una contraddizione nel concetto di cittadinanza rispetto al rispetto dei diritti umani. La cittadinanza presuppone il riconoscimento dei diritti e dei diritti di genere. Nel mondo attuale la cittadinanza non è ancora pienamente definita, il primo ostacolo da superare è appunto quello della garanzia e del rispetto dei diritti umani. Nel concetto di cittadinanza mi sembra si stiano ricreando quelle asimmetrie che sono presenti nella società e che hanno relegato le donne  nel privato, riservando l’ambito pubblico agli uomini.

¿Cómo explicaría la verticalidad de las organizaciones europeas visto el gran poder de los municipios europeos?

Risposta della Prof.ssa Remedios Zamora Roselló: Hay una percepción social de imposición del modelo de estado, modelo económico y social, diferente a los fundamentos básicos de la unión, transformando una relación entre los diversos niveles que puede ser de interdependencia en una relación jerárquica con la correspondiente pérdida de autonomía política.

¿Que esperanzas políticas hay contra el autoritarismo?

Risposta del Prof. Osvaldo Barreneche: La fraternidad da un aporte especial a las políticas públicas en el ámbito local, en las problemáticas específicas dejando de lado la relación de grupos de poder.

Inizio

Fraternità e fondamenti del diritto

Si può dire che il concetto di fraternità sia quello che meglio tiene insieme l’idea di una pari dignità con quella di alterità intesa, non come diversità conflittuale, ma come presupposto della democrazia, quel tipo di sovranità che è definita dall’uguaglianza e dalla libertà? Una suggestione presa dal Radiomessaggio natalizio del 1944 di Pio XII: “In un popolo degno di tal nome, tutte e ineguaglianze, derivanti non dall’arbitrio, ma dalla natura stessa delle cose, ineguaglianze di cultura, di averi, di posizione sociale – senza pregiudizio, ben inteso, della giustizia e della mutua carità – non sono affatto un ostacolo all’esistenza e al predominio di un autentico spirito comunità e di fratellanza”.

Risposta del Prof. Filippo Pizzolato: Sì, si può dire che fraternità lega la pari dignità cogliendo il valore dell’alterità. La fraternità, come la libertà, porta già in sé la traccia dell’altro. Particolarmente significativo, in questo senso, è nella Costituzione Italiana l’Art. 6 in cui si parla di unità del popolo come unità che reca in sé una pluralità costitutiva dell’identità. Per quanto riguarda il Radiomessaggio del Natale del ’44 di Pio XII, come già quello del ’42, sono la base di quella democrazia personalista, le cui istanze sono state portate avanti nell’Assemblea costituente dal gruppo dei dossettiani e da La Pira. In questi messaggi la domanda di fondo, che sempre mi meraviglia, è : qual è il fine della società? Ed è forte l’idea, da recuperare, che se la società può avere un fine, dà il via alla cooperazione. Nella prospettiva della Costituzione, che attinge a uno sfondo intellettuale precedente alla tradizione della libertà come indipendenza di matrice hobbesiana, c’è l’idea di cooperazione e di fine. Il fine è lo sviluppo della persona umana, è l’autorità politica deve accompagnare questo sviluppo.

La fraternità è citata come tale nella costituzione italiana? Credo di no. Anche se non fosse espressamente citata, c’è la possibilità di concepirla come meta-principio, come principio ispiratore di essa? Se così fosse, la conseguenza giuridica effettiva potrebbe essere sorprendente.

Risposta del Prof. Filippo Pizzolato: La Costituzione Italiana non cita espressamente la fraternità. Ma è significativo, ad esempio, il fato che Antonio Amorth, commentando l’art. 2 parla di fraternità legandolo a quello, citato, di solidarietà. L’idea poi di sussidiarietà alimenta questo concetto di solidarietà/fraternità, non affidandolo solamente all’autorità.

Nel rapporto io-tu, mi sembra importante sottolineare il ruolo del “terzo”, come ad esempio, c’è in Levinas. Che implicazioni può avere questo col concetto di fraternità?

Risposta del Prof. Filippo Pizzolato: La presenza del terzo è ciò che giustifica il riconoscimento del ruolo ineludibile dell’istituzione. Levinas sottolineava come, in qualche modo, io devo limitare il mio slancio verso l’altro, perché, anche se non lo vedo, ‘è sempre la presenza del “terzo”. Nell’autentica visione della fraternità, non come in quelle prospettive settarie, di divisione, che seppur l’appellano ne disconoscono di fatto l’apertura essenziale all’altro, come nella prospettiva di Levinas, non viene meno il ruolo dello Stato.

Com’è possibile la fraternità nel conflitto che si sviluppa della violazione della legge che riguarda la persona concreta?

Risposta del Prof.ssa Adriana Cosseddu: Noi dobbiamo passare dall’enfasi sulla violazione della norma, e andare al rapporto vittima e reo, all’offesa che è realizzata anche nel confronto della comunità, come una ferita alla relazione sociale. Pensare in chiave relazionale, significa che non parlo della violazione della norma, tratto della relazione che riguarda l’offesa alla persona. Che cosa vuol dire qui la fraternità. significa la prevalutazione della capacità relazionale che inibisce il soggetto, non lo escludo della società, lo recupero nella sua capacità di relazione per essere reinserito nella società. Cosi il giudice di sicuro non impone una condanna esemplare, ma la misura sempre in relazione alla persona che riconosco come una uguale a me.

Inizio

Fraternità, democrazia e partecipazione (seconda parte)

Quello che il prof. Luppi ha presentato è molto simile al caso che sta accadendo al giorno d’oggi con il giorno della memoria della Shoà. Può cercare di abbozzare un confronto?

Risposta del Prof. Marco Luppi: Se a un popolo togliamo la memoria, togliamo l’identità. Ancora oggi ci sono nel mondo paesi che non hanno storia, perché spesso la storia è stata scritta dai vincitori. La storia è una disciplina veicolata da ciò che spesso i paesi hanno prodotto e spesso non sono quelli che sono stati vinti. Oggi, per quanto riguarda la Shoà, il discorso è problematico; al giorno della memoria è contrapposto una visione negazionista. La settimana scorsa è arrivata la notizia della scoperta di altri campi di lavoro che farebbero salire il numero delle vittime a più di sei milioni. In questo anno a Sophia, stando a stretto contatto con studenti provenienti da tutto il mondo, abbiamo constatato che nei loro paesi alcune volte ci sia una certa pubblicistica che presenta questa tragedia del XX secolo come un’invenzione dello Stato di Israele.
Per quanto riguarda il rapporto fraternità-memoria: c’è un tentativo fraterno di riconoscere dignità a chi ci sta di fronte. Senza questo, è difficile fare passi avanti a livello democratico. Bisogna riconoscersi per quello che siamo stati, che siamo e che saremo. In questo il principio di fraternità può dirci molto.

A memória dos indivíduos participantes do projeto, considerando que em geral são negativas, não pode bloquear o processo da fraternidade?

Risposta del Prof.ssa Juliana Gouvea Alves da Silva: A memória que nós trabalhamos na comunidade tem como base as comunidades africanas, que resgatam toda a memória cultural e a trazem para a comunidade. Para a tua pergunta eu tenho 3 respostas: sim, talvez e não. Qdo o indivíduo percebe que a sociedade o exclui, ele se revolta e sim, pode se fechar para a construção de uma relação baseada na fraternidade. Estamos construindo esse projeto há dois anos e esse é um tempo muito curto para uma transformação tão grande. Pretendemos mostrar a eles que a comunidade é uma teia e que eu preciso do outro para construir. E como eles são carentes de tudo, isso faciliou a abordagem, porque acabam precisando uns dos outros. Mas eles percebem que mesmo com suas dores, o que vem do futuro depende das suas próprias escolhas. Isso é o que permite a fraternidade, pq reconhecem suas dores no outro e se apóiam. Por isso eu acredito que a memória não vai bloquear a fraternidade, pode dificultar, mas não vai bloquear.

Inizio

Fraternità e fondamenti del diritto (seconda parte)

Principi di costituzione oggi sono più cause di scontro che di incontro e la fraternità presuppone il conflitto. Possiamo pensare una fraternità originaria che non presupponga conflitto?

Risposta del Prof.ssa Ileana Massa Pinto: Se questo tipo di fraternità esiste bene, ma nella società non è data davanti alla dramaticità degli eventi la teoria pura del diritto cerca una via di pacificazione nella neutralità della procedura. Prima delle teorie irrazionaliste tutte le teorie postulavano l’idea che l’uomo è capace attraverso sforzi naturali o artificiali di costruire una società pacificata. L’importante è la capacità razionale di costruire un ordine buono.

Se si considera la costituzione come presupposto della creazione de altre leggi, queste non rispecchiano già i valori di principio della carta?

Risposta del Prof.ssa Ileana Massa Pinto: Certamente alla base della teoria pura del diritto c’è una scelta di valori ma essa non riguarda la forma per la forma ma la forma per la pacificazione e il contenimento dei conflitti che nascono a causa dei valori contrastanti.

E’ importante la teoria del diritto e una concezione tecnica di esso. Come si passa da questa all’inclusione in esso del principio pacifico di fraternità? Perché possiamo dire che in questo sistema è implicito un criterio di pacificazione?

Risposta del Prof.ssa Ileana Massa Pinto: Alla base della teoria pura del diritto ci sono i valori politici però resta che quelle parti delle costituzione da cui non si prescinde sono quelle sulla produzione del diritto. Accanto a queste ci sono le positivizzazioni dei valori. Come si fa a interrogare queste oggi? Come si utilizzano i documenti costituzionali che per necessità di compromesso sono generici? Il principio di fraternità è un derivato del costituzionalismo perché permette l’attualizzarsi di queste positivizzazioni. Nelle decisioni che prende, la corte costituzionale usa il “criterio del mezzo più mite” che noi chiamiamo fraternità per bilanciare la difesa dei diversi principi costituzionali.

Inizio

Sul concetto filosofico di fraternità

Si è detto che la fraternità è triatica. Può essere quadriatica? Il riferimento a due fratelli implica il riferimento a un padre e a una madre e si arriva così alla famiglia. Quali le conseguenze filosofiche?

Risposta del Prof. Mario Vergani: Quando si introduce il terzo non si intende introdurre una figura verticale, superiore. Nella logica di Levinas il terzo è sempre terzo uomo, non Dio Padre. La relazione deve essere quella tra fratelli in cui il padre è assente.

Qual è il rapporto tra fraternità ed estetica?

Risposta del Prof. Franco Riva: Levinas dice che quando voglio conoscere una persona non devo guardarla negli occhi. Quando ci facciamo una rappresentazione dell’altro c’è sempre il rischio di incontrare più noi stessi che l’altro.

Il cristianesimo non cambia qualcosa nella filosofia? Oltre un luogo e il tempo, l’origine della fraternità è Dio?

Risposta del Prof. Franco Riva: Il cristianesimo c’è nel discorso che ho fatto. Mi sono mosso a partire da un testo biblico; la fraternità e la responsabilità non le trovo al di fuori della bibbia. Per Aristotele l’essere responsabile è essere sovrani di sé stessi. Ma anche all’interno della Bibbia non c’è altro luogo in cui responsabilità e fraternità sono messe insieme. Nel nuovo testamento non c’è la tensione tra queste due dimensioni; le lettere di Paolo e le sette lettere dell’Apocalisse funzionano grosso modo così: siete fratelli ma non lo vivete abbastanza. È la tragedia di una fraternità non pienamente realizzata. In ogni caso è il cristianesimo che cambia tutto nella filosofia.

Inizio

Fraternità e Diritto

A respeito às novas fronteiras da ciência e da vida quais os contributos que o Direito e a  Fraternidade podem dar ao combate a cultura de morte?

Risposta del Prof.ssa Olga Maria Boschi: È preciso ir à origem do conceito de Fraternidade; conceito que vêm em favor da dignidade do homem. O homem é portador de dignidade e não pode ser materializado. As normas jurídicas e sociais devem favorecer uma conduta fraterna que faça emergir a responsabilidade entre legisladores, profissionais da saúde e pacientes/clientes . É preciso estabelecer as normas de conduta evitando as manipulações desmedidas de materiais humanos por parte dos Bio-bancos. A fraternidade jurídica no campo da ciência da vida requer comprometimento legal para efetivação da dignidade humana.

En mi opinión el elemento de la relación como parte del contrato ha sido reconsiderado por ejemplo en ámbito financiero en la experiencia del microcrédito, donde la garantía no viene dada por bienes materiales sino en base a una relación de confianza y buena fe. Quisiera saber que pensaba al respecto y si existen otras otros ámbitos en los cuales se verifica esta idea.
Los que miramos los negocios en la economía y su historia vemos un cambio en el tema del abuso del poder en las relaciones contractuales; no se puede realizar una aplicación dura del derecho sin considerar los cambiamientos en la sociedad y el factor cultural; quisiera saber su opinión sobre este punto.

Risposta del Prof.ssa Rocío Caro Gándara: Los dos casos responden al tema de la confianza en las relaciones sociales. El ejemplo típico  es como el juego de confianza otorga un elemento de justicia. Refuerza la libertad y el elemento conmutativo. El elemento de fraternidad refuerza a los otros dos principios de libertad e igualdad porque las materializa y no los deja en un ámbito meramente formal.
La confianza da la vuelta en la relación y genera la justicia. En los casos en los cuales la confianza y la buena fe fueron traicionados, se debería considerar la posibilidad de que el derecho de espacio a una recomposición de la relación, por ejemplo a través de una renegociación de las condiciones iniciales. En este sentido la fraternidad entra como elemento de liberalidad y gratuidad que permitiría lograr mayor justicia.

Em que situações encontramos a aplicação do preâmbulo, no modo como foi teorizado, considerando-o como valor juridico? Existem exemplos onde o preâmbulo foi evocado para sustentar uma ação jurídica?
No trecho do seu texto onde está escrito: Mas o DIREITO é compatível com a FRATERNIDADE? Poderá abrigar um valor/princípio que, em regra, se desenvolve, espontaneamente?
O que o senhor entende por valor que, em regra, se desenvolve espontaneamente?

Risposta del Prof. Carlos Augusto Alcântara Machado: Em relação aos exemplos, no proprio texto que remeti creio que vc teve acesso, na nota 50, há referencias as decisões do supremo:

Referências dos processos: ROMS 26.071-1/DF, Rel. MIN. AYRES BRITTO, d. em 13.11.2007, DJE de 01.02.2008; ADI 2.649-6/DF, Rela. MIN. CARMEM LÚCIA, d. em 08.05.2008, DJE de 17.10.2008; ADI 3.510/DF, Rel. MIN. AYRES BRITTO, d. em 29.05.2008, DJE de 28.05.2010; HC 94.163/RS, Rel. MIN. AYRES BRITTO, d. em 02.12.2008, DJE de 23.10.2009; Pet 3.388, d. em 19.03.2009, DJE 25.09.2009; e ADPF 186 MC/DF, Rel. Min. Ricardo Lewandowski, decisão proferida pelo MIN. GILMAR MENDES, d. em 31.07.2009, DJE de 07.08.2009.

E’ uma linha que está em elaboração, mas já temos exemplos concretos de aplicação do preâmbulo na justiça brasielira e a referência expressa à fraternidade. É um processo de construção e de preparação, mas que já mostra os frutos concretamente.
Uma constação frequente é que o direito é incompatível com o conceito da fraternidade. O direito define aquilo que é obrigado, devido. Mas é possível tratar da fraternidade no direito. O ordenamento juridico pode trazer fomento as práticas fraternas e proporcionar uma mudança de paradigmas.

Inizio

Sul concetto filosofico di fraternità (seconda parte)

Possiamo dire che con Aristotele abbiamo elementi di costruttivismo?
Fraternità come progetto: ha qualcosa a che vedere con la filosofia della storia?

Risposta del Prof. Mauro Letterio: Non so se usiamo costruttivismo con stesso significato ma direi di si: ho insistito sul fatto che polis e i legami che la fondano nascono da una scelta che è dialogica. Ciò che consente uno scambio nelle discipline etico-politiche per Aristotele è il dialogo. Questo processo è frutto di costruzione condivisa dove ci si confronta e ciascuno di coloro che dialogano può fare un passo indietro dove ci sia un fine più alto della posizione che difende. Aristotele qui estende il processo che in fondo caratterizza l’individuo:  ognuno costruisce la propria fisiologia etica attraverso scelte che medita nel dialogo con se stesso.

A proposito dell’idea dello stato nazionale che spesso marchia l’inizio dello studio delle relazioni internazionali, se ho capito bene per Toussaint è come se la fraternità generasse la nazione. Da questo punto di vista, abbiamo bisogno di ripensare l’idea di stato nazionale e i rapporti internazionali come figli di questa idea di fraternità?

Risposta del Prof. Antonio M. Baggio: Toussaint non fa una teorizzazione generale, si serve dell’aiuto di giuristi: la sua operazione cambierà solo in parte la società haitiana, rimane anche parte del sistema schiavistico; egli si crea dei nemici anche tra quelli che aveva salvato. In Toussaint però c’è un elemento maturo di fraternità in quanto lui si libera, arriva a parlare col bianco: Haiti si distingue ma senza separarsi, rimane legata a Parigi, si crea un popolo con la propria identità ma non separata, è anche francese. Toussaint è libero perché ha una relazione paritaria: Napoleone comincia a odiarlo dopo che riceve le lettere che si riferivano a lui con “il primo dei neri al primo dei bianchi”. Napoleone vorrà schiacciare Haiti perché se andava avanti il processo avrebbe dovuto riconoscere dei francesi neri, e questo avrebbe fatto crollare il loro mondo, l’universo per come lo conoscevano: si sarebbe aperta una fase in cui la relazione non sarebbe stata politica ma economica. Napoleone vede questo mondo che sta per nascere e cerca di bloccarlo, mentre Toussaint fa il contrario: in ogni caso Toussaint non teorizza, ma fa.

Condivido la distinzione tra universale astratto e concreto: un episodio storico è il caso del Tirolo con Napoleone. Dimostra chiaramente cosa significava quella sollevazione, anche per un semplice contadino: era un universale concreto, un ordinamento con un principio trascendente. Questa distinzione consente di pensare la fraternità senza degenerare in una fraternizzazione obbligata.
Fraternità ed esclusione nella rivoluzione francese: la rivoluzione sembrava voler escludere i neri ma in realtà esclude anche i francesi che non ci stanno alla rivoluzione. È anche questa esclusione dalla fraternità?
E poi, non è forse un bene che questa fraternità che esclude sia stata dimenticata?

Risposta del Prof. Antonio M. Baggio: La fraternità della rivoluzione esclude certamente anche i francesi: gli ultimi discorsi di Robespierre e Barère teorizzano che la fraternità è il legame che resta tra i francesi che sopravvivono all’epurazione da quelli che sporcano e rendono spurio il popolo. È un procedimento ideologico, ma dobbiamo ricordare che la fraternità escludente esisteva ed escludeva anche prima: la fraternità era intesa come il rapporto tra i figli del re. Questi rapporti tra fratelli come figli del re erano da intendersi come diritto pubblico, non privato, ma tutti gli altri non erano fratelli: la rivoluzione opporrà una nuova condizione alla condizione disumana precedente. È bene che quella fraternità sia stata dimenticata? Attenzione, non è stata dimenticata; lo stesso Sartre parla di fraternità come liberazione dal nemico.

Abbiamo parlato di fraternità non come una semplice idea, ma come di un progetto che segue la storia dell’umanità.  Noi uomini abbiamo la tendenza a guardare al futuro: in questa prospettiva, quanto questo lascia spazio all’utopia e quanto alla realtà?
E poi, non esiste un rischio ideologico se si sta zitti per accogliere l’idea altrui e magari non si esprime con chiarezza anche la propria?

Risposta del Prof. Roberto Mancini: Il fondamento della fraternità possiamo pensarlo da due versanti. Nel cristianesimo e nelle fedi c’è un rimando non solo esistenziale: non ci siamo fabbricati da noi e da qui dipende una responsabilità verso se stessi, non per colpa, ma per un dono originario. Certo Dio è fonte del dono, ma è un padre particolare, non è un principio di potere, è un padre che si fa figlio e fratello; non fa del potere il nucleo della sua identità. La nostra società non ha capito l’ amore, pensa all’amore come ad un’emozione che dura per un po’ e poi passa, non ha componente metafisica. Già i greci ponevano il logos al centro, non vedevano nell’amore metafisica; il motore immobile era oggetto d’amore, non soggetto. Diventa sensato dire che Dio è padre se lo sperimento come madre: se non mi sento accolto, amato in maniera incondizionata, come viene considerato in generale l’amore materno, posso capire solo in parte.
In prospettiva diversa nel pensare la fede abbiamo capito che chi non ha fede non può capire, ma in verità la nostra condizione è come quella dei due fratelli che vengono inviati nella vigna nel Vangelo, il  Vangelo è molto ironico sulle nostre pretese di superiorità. Anche gli atei e gli agnostici fanno un’esperienza comune con noi? Non è importante dire cosa c’è al principio ma riconoscere che la radice profonda è la comunione, che se ci riconosciamo ci realizziamo.
Per i cristiani e per tutti il punto è cercare non un fondamento in alto ma in basso, perché sennò la fraternità è eccedente, non ne facciamo esperienza; è come la non violenza, un concetto che non riusciamo a considerare se non in negativo, e facendo riferimento a qualche esperienza o storia lontana da noi.

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Grandi culture in dialogo

TEMA

El mito Maya de los hermanos fraternos: cosmovisión y prácticas comunitarias para una etnia sobreviviente.”
Prof. Esteban Valenzuela Van Treek

Sintesi
La cultura maya explica su cosmovisión desde el mito de la fraternidad, es decir, a partir de la relación de dos hermanos gemelos Xbalanqué y Hunahpúx; no será el conflicto entre ambos a desencadenar las consecuencias de la historia, sino más bien el acuerdo y sobre todo la colaboración en la lucha contra el mal.
Uno de los datos más interesantes en la exposición del prof. Esteban fue la constatación que en América Latina las regiones menos conflictivas se han verificado en regiones que aún mantienen fuertemente los valores de los pueblos autóctonos, en los cuales predomina fuertemente el sentido de comunidad y de la relación íntima con la naturaleza.

Dibattito
¿Ud. considera que exista una revalorización de la cultura indígena actualmente y sobre todo en América Latina?

Sí, creo que existe una revalorización de nuestras culturas indígenas y además una inculturación  recíproca; gran parte de los pueblos autóctonos se integran a la sociedad nacional pero continúan manteniendo la cultura de sus raíces.
Giangualbert a Esteban.

¿Ud. ha hablado de una integración entre la cultura maya y el cristianismo que ha entrado en relación con ésta posteriormente. De este encuentro, ¿se puede pensar que muchos de estos pueblos que han aceptado ciertos valores del cristianismo viven en un sincretismo?

No lo consideraría sincretismo sino más bien un modo maravilloso de enriquecimiento cultural

¿Cuál es el proceso deliberativo en la comunidad? Cómo toman las decisiones los mayas?

El método deliberativo dada por el consejo; generalmente existen 13 consejeros que por ejemplo en el caso de un incumplimiento de normas o acuerdos cuestionan a la persona, que evidentemente debe dar explicaciones y asumir responsabilidad; Al mismo tiempo el Consejo se pregunta y cuestiona en qué falló la comunidad; para todo lo demás existe una cultura de asambleas.

TEMA

La fraternitá nella cultura e nel pensiero Africani
Prof. Martin Nkafu

Sintesi
Esiste una cultura africana ancora sconosciuta; l’aspetto piú fondamentale é il forte senso comunitario;  non esiste l’individuo da solo, ma esso è sempre pensato in una comunitá; “nessuno puó considerare di avere un bene solo per sè. “Cosa significa avere una casa da solo?Non esiste”. Questo aspetto invade tutti gli ambiti della vita della persona, o meglio, della comunità, cioé, quello economico, sociale, culturale, formativo. La proposta del Prof. Nkafu, nata da una ricerca che dura da alcuni anni, é quella della vitalogia: “non abbiamo un’ ontologia, non ci chiediamo su chi é l’essere, quello essiste e basta”, è un pensiero che parte dalla vita, dal fatto.

Dibattito
Ci potrebbe dare qualche altro elemento di questa vitalogia di cui ha parlato? qual é la differenza con gli elementi che noi conosciamo come ontologici?
Ho visto dal suo intervento che nella cultura africana c’é un processo diverso per la conoscenza e la trasmissione dei valori, un’altra epistemologia in cui si mette in rilievo l’intuizione e il conoscere é piú libero; nell’ occidente invece ci siamo allontanati da questo, qual é la sua opinione?
Tutta questa richezza che abbiamo come popolo africano abbiamo il rischio di perderla? Mi sembra che leninfluenze delle altre visioni sono molto forti e ci potrebbero far perdere il nostro modo di vivere..
Pensando alla diaspora africana: c’è una vitalogia fuori dall’Africa?

Abbiamo visto come il modo africano d’essere deve venire donato all’ umanitá; i valori sono qualcosa che rimangono nel tempo e non possono venire uccisi da altri valori perchè quelli sono immortali, é per questo che si puó dire che é rimasta, in America Latina, dopo la diaspora africana, parte della nostra cultura, appunto perche é stata portata, c’é stata e si tramanda, e allora non c’é pericolo di perderla. Tuttavia, c’é una reponsabilità a perte nostra, cioè. quella di comunicarla.
Riguardo all’epistemologia africana, possiamo dire che sì, é vero “davanti alla razionaliá dell’occidente noi creaiamo l’emotivitá; davanti all’atto razionale statico dell’ occidente c’é quello africano intuitivo; l’epistemologia africana é diversa, e quella dev’ essere trasmessa.

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I filosofi e la fraternità

Il concetto di Dio deve esserci per pensare la fraternità?

Risposta del Dott. Paolo Scolari
La critica di Nietzsche al concetto di fraternità e al relativo concetto di Dio è indirizzata alla visione di Dio come garante, tappabuchi. Questo Dio per Nietzsche è negativo perché è una sovrastruttura messa dall’esterno. È più interessante la visione secondo cui è attraverso la nostra fratellanza che possiamo riscoprire il concetto di Dio. Questa visione non presuppone Dio come idea statica, ma la riscopre come presenza dinamica.

Commento della Dott.ssa Federica Stizza
Per definire fraternità userei tre parole: compito, promessa, cammino. La fraternità è il cammino che l’uomo deve fare e la cui figura non è Ulisse che va verso la meta ma è Abramo che rispondendo alla chiamata, senza sapere il fine, si affida e parte.

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Fraternità, educazione e democrazia

A educação penitenciaria, pautada na reclusão, pode favorecer um socialização de qualidade?

Risposta della Prof.ssa Ana Maria de Barros: A ausência de estrutura nos espaços de reclusão impedem não só o exercício do lúdico, do poético e do belo, os quais requerem, no processo de educação, condições para a sua plena realização, bem como de todo o processo de relação ética e humana.

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Interviste

Panoramica
Dal vivo

Juliana G. A. da Silva “Projeto Cultura Valorização da Vida”

Entrevista com a Professora Juliana Gouveia Alves da Silva sobre a Projeto Cultura Valorização da Vida: Cultura, Memória e Fraternidade Política. Uma Experiência rumo ao exercício da democracia em Pernambuco Brasil no Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 11/03/2013. Jornalista: Luciana Borba

Prof. Roberto Mancini al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

Intervista del Professore Roberto Mancini al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 12/03/2013. Giornalista: Davide Penna

Prof. Filippo Pizzolato e Prof Paolo Costa – La Fraternitá come principio costituzionale.

Intervista ai Professori Filippo Pizzolato e Paolo Costa al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 11/03/2013. Giornalista: Andrea Cardinali

Prof. Ilenia Pinto al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

Intervista alla Professoressa Ilenia Massa Pinto al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 12/03/2013. Giornalista: Emanuele Pili

Prof. Adriana Cosseddu al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

Intervista alla Professoressa Adriana Cosseddu al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 12/03/2013. Giornalista: Andrea Cardinali

Prof. Robert Olivar al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

Intervista al Professore Robert Rocher Olivar al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 11/03/2013. Giornalista: Andrea Cardinali

Prof. Marco Villatore al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

A campanha da fraternidade de 2014 contra o tráfico humano e as importâncias sociais e econômicas para a erradicação do trabalho forçado conforme a organização internacional do trabalho.

Entrevista del Professore Marco Antônio César Villatore al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 11/03/2013. Jornalista: Luciana Borba

Prof. Paolo Giusta al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico”

La fraternità fondamento dell’intelligenza collettiva

Entrevista del Professore Paolo Giusta al Seminario “La Fraternità come Principio Relazionale Giuridico e Politico” – Seminario Internazionale – Istituto Universitario di Sophia, Loppiano, Incisa in Val d’Arno, 11/03/2013. Giornalista: Mario Agostino